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Riconoscimento giuridico dei titoli universitari da abrogare PDF Stampa E-mail
Sabato 23 Agosto 2008 21:39

A parte eccezioni troppo rare, per non trarre conseguenze decise contro la crisi profonda in cui si trovano le università italiane, caratterizzate dalla sproporzionata quantità di discipline, spesso capitoli particolari di campi di ricerca consolidate, dalla profonda divisione delle discipline umanistiche da quelle scientifiche pure ed applicate, in contrasto con la loro unione e comprensione del reale, per rendere la vita degli uomini migliore, per servire la comunità sociale.

La cultura letteraria e umanista e la cultura scientifica e tecnica si sono contrapposte in gruppi diversi, parlano linguaggi diversi. Questo ha portato a conseguenze nefaste nel campo della struttura stessa dell’insegnamento, anche nella scuola secondaria superiore facendole perdere lo spirito di cultura disinteressata che avrebbe dovuto animarla, in un periodo delicato della formazione intellettuale e civile. Tutto ciò è avvenuto perché la paideia è stata relegata nell’ottica di un mero orientamento di studi nel campo di una scelta professionale. Quando le due culture possono accrescersi soltanto grazie all’immaginazione, ai collegamenti e comparazioni che nascono dai problemi e dalla curiosità e pluralità delle risposte per evitare gli errori. Ciò ha prodotto la stagnazione di una struttura di sapere legittimata soltanto da un’utilità materiale immediata, pratica e tecnica. Le giovani generazioni sono state deprivate della dimensione di un’espressione cultura di largo respiro, non legata all’interesse ristretto e immediato, ma nella dimensione di una comprensione umana più legata alle opzioni di vita e alle forme di cultura ad esse legate. Ciò ha prodotto la massificazione sociale, l’irresponsabilità individuale, l’indifferenza verso la cultura al più alto livello, la burocratizzazione, la parcellarizzazione, la solitudine, l’aridità nei confronti del senso della vita e della qualità della esistenza.

Per restituire ai giovani il dovere della responsabilità individuale nella scelta del percorso della vita, l’autocoscienza delle proprie possibilità,l’espressioni dei propri sentimenti, la graduazione nella realizzazione dei propositi, in rapporto con le forze in campo per conseguirli, in altre parole, per far largo al merito e alla cultura, occorre abbandonare la demagogia che ha caratterizzato il percorso della scuola italiana dopo la seconda guerra mondiale. Todos caballeros, tutti diplomati e dottori, senza una profonda cultura, ha prodotto la diffusa disoccupazione intellettuale, mortificando al tempo stesso il lavoro manuale, artigianale, creativo. L’homo faber è diventato il generalizzato bamboccione. Togliamo il valore legale ai titoli di studio dalle scuole secondarie superiori e universitarie. Chiudiamo le università burocratizzate (i non docenti superano i docenti nel numero e nell’inefficienza, sono numerosi perché votano, come i docenti, per la nomina del Rettore) lasciamo o creiamo quelle che sono in grado di richiamare i giovani per la serietà e scientificità degli insegnanti e delle ricerche, per i giovani che vogliono studiare per la bellezza e la suggestione della cultura.

Non è utopia questa richiesta. E’ realismo. Venne intuito da Luigi Einaudi, a suo tempo, come condizione dell’espressione liberale di una economia che per crescere aveva bisogno di uomini preparati ad essere uomini capaci delle conquiste della scienza per una società moderna di diritti civili fondata sui doveri di ciascun suo membro.

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 08 Ottobre 2008 21:29 )
 
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